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Domande e Risposte

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L’intervento possono affrontare tutti, sta al vostro odontoiatra ad avvertirvi delle eventuali controindicazioni per lo più di carattere locale. Le controindicazioni mediche al posizionamento degli impianti sono molto rare. Il rischio di infezione focale con un impianto osteointegrato è molto scarso e sicuramente minore che con un dente devitalizzato. I pazienti con diabete compensato, con anemia o altre problematiche sistemiche possono essere curati da un team chirurgico ben allenato che deve seguire il protocollo chirurgico e le norme di asepsi. Il consumo di tabacco presenta il rischio di insuccesso del 10% circa che costituisce una controindicazione a trattamenti più complessi quali gli innesti ossei, ma non è controindicazione assoluta all’inserimento normale di impianti.

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Assolutamente no, il paziente viene sottoposto all’anestesia locale. In casi estremi usiamo la sedazione cosciente. La sedazione cosciente endovenosa sarà sempre eseguita sotto la supervisione di un anestesista.

Ci sono dei casi in cui la quantità ossea presente non è sufficiente all’inserimento di impianti di lunghezza adeguata né di conseguenza alla loro stabilità. Oggigiorno esistono diverse tecniche chirurgiche per la rigenerazione dell’osso ai fini implantari. Ovviamente questo richiede la massima esperienza dell’operatore in questo tipo di trattamenti e un completo aggiornamento del paziente circa le modalità di esecuzione, le eventuali complicazioni e la tempistica richiesta dall’intervento. Infatti a volte queste tecniche si devono eseguire prima del posizionamento degli impianti per aumentare l’osso e solo dopo 6-12 mesi si inseriscono gli impianti che dovranno attendere ancora qualche mese per essere caricati.

Dipende dal tipo di intervento, se gli impianti sono inseriti in una zona senza denti è possibile realizzare un provvisorio ponte che si appoggi agli elementi dentari adiacenti senza comprimere eccessivamente la mucosa. Il paziente potrà portare questo provvisorio subito dopo l’intervento. Se l’arcata è completamente senza denti o quasi, sarà necessario realizzare una protesi rimovibile appoggiata a qualche radice residua eventualmente lasciata in situ per permettere l’ancoraggio protesico. L’unico caso in cui non si può portare la protesi per qualche tempo, che deve essere indicato dal chirurgo, è quello in cui si siano realizzati dei rialzi di cresta che potrebbero essere destabilizzati dalla pressione della protesi.

I denti devono essere lavati normalmente e i punti di sutura devono essere sciacquati con collutorio a base di clorexidina e/o detersi con un cotton fioc imbevuto di collutorio o di acqua ossigenata.

Se l’intervento ha avuto una durata superiore all’ora e mezza e vi è stata una qualche forma di sedazione si consiglia che il paziente riposi a casa per almeno 24 ore, in caso contrario lo si può considerare alla stregua di un qualsiasi altro intervento odonto protesico e dipende dalla reattività individuale il dover osservare un maggiore o minore riposo.

Bisogna distinguere i perni avvitati direttamente sugli impianti dalle corone che possono essere a loro volta avvitate o cementate sui perni. I perni sono l’equivalente dei monconi protesici mentre le corone equivalgono alle corone di protesi fissa. I primi si possono acquistare dalla casa produttrice degli impianti e possono essere in titanio oppure possono essere confezionati dall’odontotecnico con una lega d’oro. Per la protesi vera e propria è stata fino adesso utilizzata prevalentemente la lega nobile che permette la costruzione di protesi in ceramica. Recentemente esiste anche la possibilità di costruire corone in titanio che verranno poi ricoperte di ceramica. Le protesi rimovibili ancorate su impianti vengono realizzate normalmente in resina con una sottostruttura di rinforzo simile all’acciaio. Anche le corone fisse possono essere provvisoriamente realizzate in resina o in composito.

Si consiglia di non collegare gli impianti ai denti naturali, tuttavia in alcuni casi non si può fare diversamente a causa della posizione assunta dai denti naturali a seguito di una loro migrazione e per l’impossibilità di inserire impianti in alcune sedi anatomiche. In questo caso si consiglia di eseguire una connessione rigida tra i due tipi di elementi.

Non sempre, risulta però d’obbligo apportare qualche cambiamento al lavoro di protesi.

Circa 30 giorni per una guarigione completa delle mucose, se però si vuole una ricostruzione ossea adeguata sarà necessario aspettare almeno tre mesi.

No, dipende dalla quantità di osso utilizzabile. A volte è sufficiente una piccola aggiunta di osso nella sede implantare che però si può prelevare nell’atto stesso della preparazione del sito implantare mediante uno speciale filtro che viene collegato ad un aspiratore chirurgico.

Naturalmente sì: il molare è un dente di notevole diametro con due o tre radici, questo significa che può essere rimpiazzato sia per estetica sia per funzione da un impianto a grande diametro oppure, se lo spazio lo consente, da due impianti ciascuno nella sede della precedente radice. L’incisivo viceversa è un dente monoradicolato e saranno gli spazi e le esigenze estetiche ad imporre il diametro dell’impianto che potrà essere usato.

È un intervento complesso che si deve eseguire quando l’osso per inserire impianti nella zona posteriore del mascellare superiore è insufficiente.

Questo periodo in genere non esiste o esiste solo per pochi giorni nel caso in cui si eseguano interventi estesi tali per cui il posizionamento di un provvisorio mobile al di sopra della ferita potrebbe comprometterne gravemente la guarigione e potrebbe costituire già una sorta di carico immediato per gli impianti sottostanti.

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